La Danimarca impone ai funzionari pubblici di disattivare il Bluetooth per l’elevato rischio di spionaggio da parte dell’intelligence USA

La direttiva danese sul Bluetooth: cosa cambia e come hanno reagito
La direttiva danese sul Bluetooth: cosa cambia e come hanno reagito

Nel gennaio 2026 il governo danese ha pubblicato una direttiva che ha acceso un vivace dibattito tra funzionari pubblici e enti della sicurezza tecnologica. La misura nasceva come risposta a diverse vulnerabilità emerse nella tecnologia Bluetooth, con l’obiettivo di proteggere i dati sensibili sui dispositivi statali. Non si trattava soltanto di salvaguardare le comunicazioni nazionali, ma anche di mettere in luce problemi più ampi legati alla sovranità digitale e alla dipendenza dalle tecnologie straniere.

La direttiva è stata emessa in collaborazione con il Forsvarets Efterretningstjeneste (Servizio di informazione della difesa danese). L’ordine operativo è arrivato tramite il dipartimento informatico della polizia nazionale danese ed era rivolto a funzionari pubblici, poliziotti e personale militare che operano in Danimarca e in Groenlandia. I destinatari dovevano disattivare il Bluetooth su tutti i dispositivi, sia quelli forniti dallo Stato sia i dispositivi personali.

Cosa chiedeva la direttiva

La richiesta concreta era chiara: disattivare il Bluetooth su tutti i dispositivi, senza eccezioni nemmeno per apparecchi acustici o dispositivi medici, e mantenere questo stato “fino a nuovo ordine”. Le direttive, inviate a inizio 2026, segnalavano rischi di sicurezza legati a vulnerabilità nei protocolli Bluetooth che possono permettere accessi non autorizzati ai dispositivi.

Tra i rischi indicati c’erano:

  • la possibilità di intercettare flussi di dati da dispositivi precedentemente connessi
  • le connessioni “silenziose” create da tecnologie come il Fast Pair di Google
  • lo SDK Airoha presentava falle critiche che consentivano accoppiamenti senza il consenso dell’utente

Dispositivi a rischio e reazioni

Nella lista dei dispositivi più esposti figuravano Apple AirPods, cuffie Bluetooth, laptop, smartphone e tablet. Questi strumenti, usati quotidianamente nelle operazioni, dovevano restare scollegati dagli accessori wireless, un cambiamento notevole per chi lavora sul campo con cuffie e tablet.

Subito la stampa ha messo in evidenza le conseguenze sui flussi di lavoro: per esempio Ingeniøren ha raccontato gli effetti sulle attività quotidiane e l’incertezza che si è creata nei dipartimenti di sanità pubblica. Radar.dk ha riportato critiche sulla forte dipendenza europea da tecnologie sviluppate negli Stati Uniti, come quelle di Apple e Google.

Aspetti geopolitici e rischi futuri

La direttiva danese si inserisce anche in un quadro geopolitico più ampio. La Groenlandia è descritta come un territorio autonomo di rilevanza strategica nell’Artico. A dicembre 2025 una dichiarazione pubblica di Donald Trump aveva sollevato riflessioni sulla sovranità della Groenlandia, affermando che “la regione non sarebbe sicura finché non fosse sotto il controllo americano”. Questo ha aumentato le tensioni e la pressione per adottare misure di sicurezza più rigide.

Analisti militari hanno poi sottolineato che le comunicazioni wireless, incluso il Bluetooth, rappresentano minacce concrete nei luoghi considerati sicuri. Attaccanti potrebbero sfruttare sistemi di antenna avanzati per intercettare dati da dispositivi vicini senza bisogno di accesso diretto.

Come contromisure sono state suggerite attività come l’audit del firmware e un controllo più rigoroso delle politiche sui dispositivi connessi per ridurre i rischi.

La scelta del governo danese rimette al centro la necessità di un dibattito più ampio sulla sicurezza tecnologica e sulla sovranità digitale in Europa. Le vulnerabilità emerse sottolineano quanto sia importante ridurre la dipendenza da tecnologie non europee e investire in infrastrutture digitali autonome. La direttiva potrebbe essere vista come un passo verso una sicurezza nazionale più solida e una minore esposizione agli attacchi informatici.