Per dodici anni la Cina ha riversato tonnellate di sabbia in mare, riuscendo a dare vita a isole completamente nuove

Il Mar Cinese Meridionale, un’area di grande importanza per il commercio mondiale, si è trasformato drasticamente negli ultimi 12 anni. La Cina ha portato avanti la costruzione di nuove terre che hanno cambiato non solo la geografia fisica ma anche quella politica e strategica dell’area. Le autorità cinesi dicono che queste opere servono a sostenere strutture civili e a migliorare la navigazione e i soccorsi, ma l’uso militare dietro questi interventi non è sfuggito agli osservatori internazionali e ai Paesi vicini.
Come sono nate le isole artificiali
Tra il 2013 e il 2016, la Cina ha creato oltre 12 km² di nuova terra nelle Isole Spratly, equivalente a circa 1.600 campi da calcio. Per farlo sono state utilizzate enormi draghe che scavano e rimuovono i sedimenti dal fondale; la sabbia viene poi pompata e accumulata strato dopo strato per formare isole nuove. Muri di roccia e cemento sono stati eretti per proteggere queste terre dalle maree e dalle tempeste.
Sulle isole sono comparsi elementi che rivelano un chiaro uso strategico: cupole radar, piste d’atterraggio lunghe 3 km e piattaforme per missili, affiancate a strutture civili. Le imbarcazioni degli osservatori che si avvicinano percepiscono l’odore di diesel, di metallo caldo e la salsedine, mentre i gabbiani sorvolano frangiflutti che fino a poco tempo fa non esistevano (la trasformazione è avvenuta nel giro di pochi anni).
Nel frattempo la mappa politica — una volta rispecchio delle acque aperte — fatica a tenere il passo con queste nuove realtà.
Le dispute internazionali e le risposte legali
La costruzione di queste isole ha suscitato proteste, soprattutto da parte delle Filippine, del Vietnam e della Malaysia, che denunciano la perdita di zone di pesca fondamentali. Nel 2016, un tribunale internazionale con sede all’Aia ha stabilito che molte di queste strutture non possono generare zone economiche esclusive; decisione però respinta da Pechino.
Da allora la zona è sotto costante sorveglianza: satelliti commerciali tengono d’occhio ogni nuova attività, come la costruzione di hangar o l’allungamento delle piste, e segnalano cambiamenti giorno dopo giorno.
Effetti economici e ambientali
Oltre agli aspetti politici, le operazioni di costruzione hanno devastato gli ecosistemi marini. Le barriere coralline, soffocate da nuvole di sedimento, hanno visto compromessi in modo irreversibile gli habitat fondamentali per la riproduzione dei pesci e per l’alimentazione delle tartarughe marine.
Le comunità locali e i pescatori sono costretti a percorrere rotte più lunghe e più difficili, sostenendo costi operativi più elevati e mettendo a rischio la loro sussistenza quotidiana.
Considerazioni finali
Le opere cinesi nel Mar Cinese Meridionale sono indubbiamente un’operazione ingegneristica di grande portata, ma sollevano domande importanti sulla legittimità e sulle conseguenze delle azioni che creano territori artificiali. Con il progressivo degrado degli ecosistemi naturali e l’espansione di confini artificiali, resta aperta la questione di chi dovrà rispondere per i danni causati.
Mentre la comunità internazionale riflette su come gestire le dispute territoriali, questi cambiamenti in mare possono riverberarsi anche su aspetti pratici della vita quotidiana — per esempio i prezzi al supermercato — e rappresentano quindi una sfida che riguarda non solo le regioni direttamente coinvolte ma il mondo intero.